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Il costo economico dei punti di non ritorno

Il costo economico dei punti di non ritorno

Oltrepassare i punti di non ritorno aumenterà notevolmente il costo economico del Cambiamento Climatico.

Quando si parla di “punto di non ritorno” si intende ovviamente quel livello in cui non ci si preoccuperà più di come evitare le conseguenze del suo superamento, ma diventerà essenziale affrontare tali conseguenze, in termini economici, di sopravvivenza e di resilienza.

In questo senso, lo studio “Economic impacts of tipping points in the climate system“, pubblicato su Pnas (Proceeding of the National Academy of Sciences) da Simon Dietz e Thomas Stoerk della London School of Economics and Political Science, Gernot Wagner della New york University e James Rising dell’ Università del Delaware, ha creato un nuovo modello finalizzato a stimare l’aumento dei costi economici dei danni che possiamo aspettarci rispetto alle proiezioni precedenti.

Di studi e modelli ne troviamo diversi pubblicate nelle varie riviste scientifiche, più o meno pessimistici, ma l’aspetto interessante di questo è legato all’analisi economica che viene considerata relativamente al superamento dei tipping points.

Difatti, se da una parte è vero che che gli scienziati del clima hanno a lungo sottolineato l’importanza della valutazione dei punti di non ritorno climatici, in primis lo scongelamento del Permafrost e la disintegrazine del ghiaccio della banchisa, l’Economia Climatica li ha spesso ignorati o quantomeno sottovalutati, per non dire che li ha rappresentati in forma “stilizzata”.

Lo studio appena pubblicato (lo trovate qui) rileva che aumenta di circa il 25% il costo economico dei danni che possiamo aspettarci dal “global waming” rispetto alle passate considerazioni in caso di superamento di questi punti.

Non solo.

Esiste una probabilità del 10% che tale superamento provochi il raddoppio di tali costi e del 5% che invece lo triplichi.

Ma quali sono questi punti di non ritorno?

Lo studio ne prende in considerazione solo 8 tra quelli descritti nella letteratura scientifica

Vediamo quali.

  1. Scongelamento del Permafrost. Un evento del genere porterebbe al “feedback” del carbonio con conseguente ulteriore emissione di anidride carbonica e metano, che tornano nel ciclo
  1. Dissociazione degli idrati di metano oceanico: ciò provocherebbe l’emissione aggiuntiva di metano, che ritornano nel ciclo di quest’ultimo. Per un approfondimento sugli idrati si guardi qui
  1. Feedback dell’albedo superficiale: con questo evento si intende la perdita di ghiaccio artico, la cui conseguenza principale è la modifica del forzante radiativo che influisce direttamente sul riscaldamento
  1. Deperimento della Foresta pluviale amazzonica Ormai evidente da anni, provoca il rilascio di anidride carbonica, che rifluisce nel ciclo dell’ anidride carbonica
  1. Disintegrazione della calotta glaciale della Groenlandia: la continua riduzione della calotta glaciale aumenta ogni anno il livello del mare
  1. Disintegrazione della calotta glaciale dell’ Antartide occidentale: anche qui, la continua riduzione della calotta glaciale aumenta ogni anno il livello del mare
  1. Rallentamento dell’ Atlantic Meridional Overturning Cirulation. Questo rallentamento modula la relazione tra la temperatura superficiale media globale e la temperatura superficiale media nazionale
  1. Variabilità del Monsone estivo indiano, Tale che influenza direttamente il Pil pro capite indiano

Potrebbe sembrare intelligente porsi la domanda su chi subirà tali conseguenze e soprattutto su dove si verificheranno, ma tale domanda in realtà evidenzia una scarsa comprensione di quello che la futura generazione dovrà affrontare.

E’ chiaro che le conseguenze saranno enormi per tutti ed in parte mitigate dalle proprie possiblità economiche ma anche questo studio conferma che “…le perdite economiche associate ai punti di non ritorno si verificherebbero quasi ovunque nel mondo”.

Inoltre, “…la dissociazione degli idrati di metano oceanico e lo scongelamento del permafrost creerebbero i maggiori impatti economici“.

Crediamo che le stime siano decisamente prudenziali, tant’è che gli stessi autori confermano che le stime sono probabilmente sottostimate ma auspicano un aggiornamento continuo del loro modello “...man mano che vengono scoperta maggiori informazioni sui tipping points“.

Ecco lo studio pubblicato:

Antonio Bernabei

Antonio Bernabei

Laureato in Giurisprudenza, si specializza in Knowledge management nel campo dell'economia e dell'informazione. Sta sviluppando un modello di analisi nel campo dell' Io Digitale per la gestione, raccolta ed utilizzo dei dati come patrimonio individuale. Si occupa di raccogliere dati sull'informazione scientifica legata al mondo dell'alimentazione biologica e cambiamento climatico.


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