La sfida delle Baraccopoli

La sfida delle Baraccopoli

The challenge of Slums


Il cambiamento climatico comporterà un aumento considerevole delle migrazione, ne abbiamo parlato spesso e soprattutto ne abbiamo evidenziato le enormi problematiche in questo articolo.

Molte citta andranno in crisi, altre bloccheranno le frontiere…ma le baraccopoli (Slums) subiranno un vero tracollo.

The Challenge of Slums presenta la prima valutazione globale delle baraccopoli allo stato attuale, sottolineando i loro problemi e prospettive.

Utilizzando una definizione operativa di slums recentemente formulata, presenta stime dei numeri degli abitanti delle baraccopoli urbane ed esamina i fattori a tutti i livelli, da quelli locali a quelli globali, che sono alla base della formazione degli slum e delle loro caratteristiche e dinamiche sociali, spaziali ed economiche .

Prosegue valutando le principali risposte politiche alla sfida dei bassifondi degli ultimi decenni. Da questa valutazione, l’immensità delle sfide che i bassifondi pongono è chiara.

Quasi un miliardo di persone vive in baraccopoli, la maggior parte dei lavoratori in via di sviluppo dove oltre il 40 per cento della popolazione urbana vive in baraccopoli. Il numero sta crescendo e continuerà ad aumentare a meno che non vi sia un’azione seria e concertata da parte delle autorità municipali, dei governi, della società civile e della comunità internazionale.

Questo rapporto indica la via da seguire e identifica gli approcci più promettenti per raggiungere gli obiettivi della Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite per migliorare la vita degli abitanti dei quartieri poveri aumentando i programmi di riqualificazione partecipativa e i programmi di riduzione della povertà.

Dove sono collocati gli Slums più grandi al mondo?

Al 1° posto c’è Neza-Chalco-Itza, alla periferia di Città del Messico. Fino all’inizio del secolo scorso nell’area ora occupata dallo slum c’era il lago Texcoco, poi prosciugato per decisione del governo. È abitato da circa 4  milioni di persone.

al 2° posto nella classifica degli slum più grandi del mondo c’è Kibera, a Nairobi, Con i suoi 2 milioni e mezzo di abitanti accoglie circa il 60% della popolazione della capitale. Solo il 20% delle case è provvista di elettricità, manca l’acqua potabile e i servizi igienici sono 1 per 50 persone

Al 3° Orangi Town, nei pressi di Karachi, in Pakistan. È il più grande slum in Asia: dei suoi 1,8 milioni di abitanti solo il 20% ha un lavoro fisso.

Al 4° troviamo Manshiet, in Egitto uno dei più grandi slum nel mondo arabo: è abitato da 1,5 milioni di persone, tra cui i profughi sudanesi fuggiti dal genocidio in Darfur, che vivono in una sorta di ghetto interno allo slum.

A metà classifica c’è Khayelitsha, ovvero “Casa Nuova” in lingua xhosa, creato nel 1983 per ospitare i neri che arrivavano a Città del Capo, in Sud Africa. Ancora oggi la quasi totalità dei sui 1,2 milioni di abitanti è costituita da neri.

Al 6° posto risulta Dharavi, alla periferia di Mumbai, in India. Si estende su circa 1,7 chilometri quadrati ed è popolato da 1 milione di persone. In origine era un villaggio di pescatori, oggi una sorta di città satellite della capitale finanziaria indiana.

Nelle successive posizioni della classifica si collocano slum decisamente meno popolati, come Petare, in Venezuela, che con i suoi 370 mila abitanti occupa il 7° posto. È situato a quasi 1000 metri d’altitudine, a est di Caracas, ed è tristemente noto per l’alto tasso di criminalità.

All’8° troviamo Cité Soleil, alle porte della capitale di Haiti, Port-au-Prince. È una delle zone più povere e degradate del paese, ancora di più dopo il terremoto del 2010. In quell’occasione ci vollero circa due settimane per portare i soccorsi umanitari ai  241 mila abitanti di questo slum.

Penultimo Makoko, alla periferia di Lagos, in Nigeria. Detto anche Venezia nera o Venezia d’Africa perché era un tempo un villaggio di pescatori, ospita circa 110 mila persone, prevalentemente originarie del Togo e del Benin.

Chiude la classifica Rocinha, la più grande tra le 700 favelas attorno alla città di Rio de Janeiro, in Brasile. È abitata da circa 69 mila persone e fino a poco tempo fa era luogo di spaccio e attività criminose.

Antonio Bernabei

Antonio Bernabei

Laureato in Giurisprudenza, si specializza in Knowledge management nel campo dell'economia e dell'informazione. Sta sviluppando un modello di analisi nel campo dell' Io Digitale per la gestione, raccolta ed utilizzo dei dati come patrimonio individuale. Si occupa di raccogliere dati sull'informazione scientifica legata al mondo dell'alimentazione biologica e cambiamento climatico.



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