Misure di protezione contro radioattività

Misure di protezione contro radioattività

Nella nostra società e nel contesto in cui viviamo, la radioattività rappresenta uno dei rischi più rilevanti in caso di incidenti di vario genere.

Il pericolo è rivolto anzitutto a noi esseri umani, visto e considerato che la natura è spesso in grado di risolvere da sola i problemi causati dall’uomo o dagli eventi (leggi qui, a titolo di esempio).

Ovviamente le radiazioni ionizzanti sono presenti anche in natura, ma lo sono in misura tale da non costituire pericolo per la salute, almeno secondo i parametri di conoscenza attuali.

Da temere sono invece le radiazioni prodotte in modo artificiale, ad esempio a causa di incidenti a reattori nucleari o in seguito all’utilizzo di armi atomiche.

Cosa c’entra questo problema con il global warming?

Il problema della radioattività si collega direttamente al cambiamento climatico: quest’ultimo è in grado di causare smottamenti, innalzamenti del livello marino, scoperta di materiali radioattivi sepolti sotto il ghiaccio durante la guerra fredda.

E’ dunque importante conoscere di cosa stiamo parlando e dei pericoli a cui potenzialmente potremmo andare incontro in futuro.

Anzitutto parliamo dei limiti e di come si misurano tali valori, superati i quali le radiazioni ionizzanti sono in grado di causare gravi lesioni ai tessuti e, anche solo a bassi livelli, disfunzioni all’apparato riproduttivo delle persone.

Il sievert è l’unità di misura adottato nel sistema internazionale per valutare gli effetti e i danni provocati dall’esposizione alla radiazione di un organismo.

La “dose equivalente” ha le stesse dimensioni della “dose assorbita”.

Per dare un’idea del valore di un “sievert”, si tenga presente che (in Italia) la dose media assorbita in un anno per esposizione alla sola “radioattività naturale” viene calcolata in circa 3 millisievert (mSv), valore che cambia da zona a zona.

Una radiografia al torace comporta per il paziente una dose di circa 0,02 mSv, mentre una radiografia ordinaria all’addome o una mammografia comportano dosi comunque inferiori a 1 mSv (0,4-0,7 mSv).

Una TAC addominale 8 mSv, invece per una PET o una scintigrafia si va dai 10 ai 20 millisievert. In radioterapia si forniscono invece dosi molto più massicce di radiazioni: per trattamenti curativi sono dell’ordine delle decine di Sievert, ma concentrate limitatamente ed esclusivamente sul tumore da distruggere.

Che effetti sulla salute è in grado di provocare tale esposizione?

Per quanto riguarda gli effetti sulla salute, una dose di 1 sievert può causare lievi alterazioni temporanee dell’emoglobina; 2 ~ 3 sievert causano nausea, perdita dei capelli, emorragie.

Quattro sievert possono provocare la morte nel 50% dei casi se non si interviene terapeuticamente.

Oltre 6 sievert, la sopravvivenza è altamente improbabile.

Pe avere un’idea di quanta “energia” a cui potremmo venire esposti in caso di “incidente” di varia natura si pensi che 50 Sv rappresentano la dose ricevuta stando 10 minuti vicino al reattore di Chernobyl dopo l’esplosione.

Come proteggersi nel caso di esposizione a radiazioni

INGESTIONE DI COMPRESSE DI POTASSIO

Sono in commercio delle compresse a base di potassio che proteggono nel senso che saturano la tiroide in modo da non assorbire quello radioattivo inalato tramite le vie respiratorie.

Si badi bene che esse non proteggono dalla radiazione esterna che agisce sul corpo e sulle vie respiratorie, pertanto vanno considerate tutte le altre misure di prevenzione attive e passive

  • pericolo imminente: prescrizione della messa a disposizione delle compresse;
  • pericolo sussistente: prescrizione dell’ingestione delle compresse.

E’ bene averne sempre una scorta in casa per la possibile difficile reperibilità in caso di urgenza.

Posologia e modalità d’uso

In linea di principio, solo su prescrizione delle autorità. Le compresse vanno sciolte in un liquido qualsiasi e ingerite mai a digiuno.

Le autorità comunicano la durata del trattamento per radio.

Neonati nel primo mese: ¼ di compressa una sola volta; bambini tra 2 mesi e 3 anni: ½ compressa al giorno; bambini tra 3 e 12 anni: 1 compressa al giorno; bambini con più di 12 anni e adulti: 2 compresse al giorno. Donne gestanti e che allattano: 2 compresse al giorno per 2 giorni al massimo.

La protezione della tiroide con le compresse allo ioduro di potassio è una misura sicura e innocua.

Sorvegliare tuttavia l’assunzione delle compresse da parte di neonati e bambini piccoli. I pazienti affetti da malattie rare, come l’ipersensibilità allo iodio o un disturbo alla tiroide, devono informarsi presso il medico curante.

FARSI UNA DOCCIA

Se si arriva da ambienti chiusi durante l’eposizione alle radiazioni, è necessario svestirsi all’entrata di casa, rimuovere scarpe e vestiti e metterli in sacchetti di plastica, avendo cura di sigillarla e metterla in un posto sicuro, lontano da bambini e animali e segnando il contenuto radioattivo. Farsi la doccia o il bagno con acqua calda, non bollente, e sapone.

Notificare alle autorità che si possono avere vestiti e oggetti contaminati perchè siano maneggiati secondo le procedure.

TROVARE UN LUOGO SICURO

Difficile trovare luoghi “sicuri” se non si è potuto attrezzarsi preventivamente.

Importante è non restare all’aperto, soprattutto in caso di pioggia/nevischio.

All’interno di un’abitazione i luoghi più sicuri sono quelli interrati, senza porte, senza finestre, senza sistemi di aerazione dall’esterno o per riscaldare/raffreddare.

Chiudere tutte le aperture

NON CONSUMARE CIBO/ACQUA CONTAMINATI

Bisogna porre molta attenzione al cibo, soprattutto latte, verdure e pesce.

Le superfici di frutta e verdura possono contaminarsi con il deposito di materiale radioattivo disperso nell’aria o attraverso la pioggia. La radioattività si può accumulare nel cibo e nell’acqua nel momento in cui iodio e cesio si trasferiscono attraverso il suolo alle colture o agli animali, nel mare, nei fiumi, nei laghi…

Nei primi stadi dell’emergenza ma anche successivamente bisogna proteggere le verdure in crescita ed il foraggio di animali con teli di plastica rinforzata (ne esistono di appositi), ricoverare il bestiame nei fienili o, meglio, in luoghi maggiormente protetti.

Evitare la macellazione di animali, la pesca, la caccia, la raccolta di funghi e prodotti del bosco.

Lavare con acqua tiepida frutta e verdura è una buona regola da seguire

Ines: Scala Internazionale eventi nucleari

Nel Marzo 1992 è stata approvata dagli esperti appositamente riuniti a Vienna dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica la versione definitiva della scala internazionale degli eventi nucleari.

In tale occasione sono state apportate alcune modifiche rispetto alla versione originaria proposta in via sperimentale nel 1990 che hanno consentito l’estensione del suo campo di applicazione.

Scopo attuale dell’ INES è di rendere percepibile al pubblico in maniera corretta, la gravità degli eventi che accadono nelle situazioni nucleari, senza dover fare riferimento a dati tecnici poco comprensibili; a tal fine in maniera sostanziale analoga alla scala Mercalli per i terremoti ,gli eventi sono valutati principalmente sulla base dei loro effetti piuttosto che delle loro cause. La scala quindi non ha lo scopo di valutare il grado di sicurezza degli impianti e, ancor meno, di essere usata per stilare classifiche di merito fra le diverse filiere di reattori o addirittura fra i paesi in cui sono in esercizio.

La INES è divisa in due parti comprendenti in tutto sette livelli.

La parte superiore riguarda gli INCIDENTI ossia tutti quelli eventi che producono danni significativi alle persone, all’ambiente o alle cose; è divisa in 4 livelli che vanno dal 7 grado, riguardanti eventi disastrosi di cui Chernobyl (Rep. Ucraina – 1986) e Fukushima Dai-ichi (Giappone – 2011) sono esempi tipici, fino al 4 grado per il quale le conseguenze sugli individui della popolazione sono valutabili in dosi di alcuni millesimi di Sievert.

La parte inferiore riguarda i guasti ossia quelli eventi che producono danni di poco conto alle persone, all’ambiente, o alle cose; è divisa in tre livelli che vanno dal 3 grado, comprendente eventi per i quali le conseguenze sugli individui della popolazione sono valutabili in dosi piuttosto basse (decimi di mSv) fino al 1 grado di livello, che chiude la scala, nel quale vengono classificate, tra l’altro le deviazioni dal normale regime di funzionamento di un reattore elettronucleare, con conseguenze praticamente nulle per la popolazione e l’ambiente.

Vi è poi un livello zero, o più correttamente al di sotto della scala, che comprende quelli eventi che non hanno alcuna importanza ai fini della sicurezza nucleare e della protezione radiologica ; altri eventi, quali quelli che si possono definire “incidenti sul lavoro” e che non sono in alcun modo collegati alla sicurezza nucleare, indipendentemente dalla loro gravità, non vengono presi in considerazione e sono definiti “al di fuori della scala”.

Per percepire in maniera corretta il senso della classificazione proposta, si deve ricordare che l’andamento della scala non è di tipo lineare, ma piuttosto, con una certa approssimazione, di tipo logaritmico a base 10; ciò significa che tra un evento classificato al livello 6, ad esempio Kyshtym (URSS – 1957), ed un altro classificato al livello 3 , per es.: Vandellos (Spagna – 1989), la differenza di gravità va valutata nell’ordine di un fattore 1000 anziché 2.

Antonio Bernabei

Antonio Bernabei

Laureato in Giurisprudenza, si specializza in Knowledge management nel campo dell'economia e dell'informazione. Sta sviluppando un modello di analisi nel campo dell' Io Digitale per la gestione, raccolta ed utilizzo dei dati come patrimonio individuale. Si occupa di raccogliere dati sull'informazione scientifica legata al mondo dell'alimentazione biologica e cambiamento climatico.



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